Col fatto che il pane non mi fosse mai mancato, e che in tasca ogni tanto qualche soldo ce l’avessi sempre avuto, passavo quasi tutte le mie serate alla trattoria del Baffo, che poi era anche l’unico locale del paese. Si chiamava così perché l’oste, tale Dante Dell’Omodarme, uomo sulla sessantina, ex fuciliere della Grande Guerra Riformato con Onore, alto, magro, occhi grigi, ruvido e grandi spalle da nuotatore, aveva da sempre avuto questo baffo da cowboy, tanto che la gente credeva veramente lui avesse conosciuto il Generale Custer, Toro Seduto e Groucho Marx. La leggenda narra che sotto i baffi non avesse il labbro, ma altri baffi.

Questa trattoria stava in una specie di cortilaccio ricavato dai muri di due palazzi mezzi frustati, anche un po’ incazzati direi, dai bombardamenti, ed era l’unico luogo che accogliesse tutti quelli che la sera non avevano nessuna voglia di starsene a casa propria. Anche perché le mogli, a quel tempo, non erano come oggi. In quegli anni avevano sti capelli pieni di bigodini, vestiti lunghi a fiori e ciabatte con i calzini, moda che i tedeschi ci copiano tutt’oggi. Sicché tornare a casa la sera, con sta donna che ti aspetta in penombra con una scopa in mano che ti chiede com’è andata la giornata, ti può far prendere dei coccoloni. Pare che Kubrick per fare Shining si sia ispirato a queste donne.

Il Baffo non è che fosse un posto di classe; Aveva muri stanchi che spesso si appoggiavano a terra, ammuffiti, che cadevano a pezzi, e le bestemmie che si sentivano li dentro erano talmente tante che se Dio esistesse per davvero, sarebbe sceso giù e avrebbe chiesto scusa. Bestemmiavano così tanto che se il Papa fosse passato di lì e ci avesse sentito, avrebbero preso il locale in gestione, solo per ristrutturarlo e levarci dai coglioni. In compenso, però, ogni volta che ci entravi sapevi già che avresti ascoltato buona musica, visto qualche faccia conosciuta, e con un po’ d’astuzia ti saresti potuto perdere per qualche secondo ad osservare la scollatura della signora Eugenia, la cameriera più scorbutica che abbia mai conosciuto in vita mia. Teneva per le palle tutti gli uomini del locale, molto probabilmente Margaret Thatcher per gestire l’Inghilterra si ispirò alla Signora Eugenia.

Le storie che giravano su questa Eugenia erano tante, tantissime, ma poche vere; c’è chi dice che fosse rimasta orfana all’improvviso perché cacava troppo, che fosse scappata da un convento di suore dove l’avevano rinchiusa e che prima di lavorare in trattoria facesse la prostituta nelle stradicciole di campagna intorno al paese, ma tutte storie finte, bona era bona, ma non ce la vedo a fare la cortigiana. Fortuna volle che una sera passasse per quelle strade Dante, detto “Il Baffo”, e leggenda vuole anche che se ne innamorò perdutamente; timido com’era, non era difficile pensare che con Eugenia, quella prima notte, nemmeno l’amore ci avesse fatto, pure quando stavamo alla trattoria, chiedeva il permesso per un bacio; ma nonostante questo riuscì a portarla via, a toglierla dalla strada e a metterla dietro il bancone della sua trattoria.

Non che fosse un grande salto di qualità, intendiamoci; ma se non altro, li dentro, aveva un tetto sopra la testa, ed Eugenia poteva risparmiarsi gli scherzi dei ragazzini e le maledizioni delle donne alle quali occasionalmente rapiva i mariti o i fidanzati, anche se secondo me, faceva la cantante. Aveva una voce soave, angelica. Ogni tanto cantava e come per magia la guerra cessava. 

Nonostante cadesse a pezzi, il Baffo trattava tutti allo stesso modo; si mangiava e si beveva democraticamente, per tutti le stesse cose e nella stessa quantità, lui era Comunista e lo urlava a gran voce. Certo i su figlioli li aveva chiamati: Benito e Romano, ma perché all’epoca se li chiamavi con i nomi del sacro italico impero di sto cazzo ti regalavan le vacche; ad ogni modo, le brocche del vino venivano riempite con precisione millimetrica, nessuno doveva averne più di un altro; quando Dante aveva finito con le sue massime e che massime. Ricordo che una volta ci insegnò una filastrocca che io capii solo nel 1971:

“O merlo dalle gambe sottili, per un’oliva vorresti morire?”

“Ma tu! tordo balordo che lo sapevi, perché un me lo dicevi?!”

“L’avete capita, fave?” ci diceva… e poi ripristinava l’atmosfera del locale, alzando il volume della radio.

Lo fece anche quella volta, e lo fece proprio nel momento esatto in cui la musica si interruppe di colpo, in favore di un annuncio: 

[al megafono] 

« Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta.Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza ». 

Era l’otto settembre del millenovecentoquarantatre; e a parlare, era il maresciallo Pietro Badoglio, “sua eccellenza”, cosi’ lo chiamavano. Badoglio… che miserabile. Mi faceva quasi più schifo del Duce. Quel figlio di troia aveva fatto carriera e pure in fretta. Nel ‘15 aveva preso eroicamente parte alla prima guerra mondiale, passando da tenente a colonnello e capo di stato maggiore del sesto corpo armata l’anno dopo. Nel ‘19 divenne Senatore.

Era un fedelissimo di Mussolini, ma alla prima cuccagna lo tradì. C’è chi diceva che fosse nei suo piani già da tempo, ma la realtà è che come leader era un vigliacco. Come Mussolini del resto, alti entrambi un metro e un franco bollo sdraiato. Ecco, vedete, forse la colpa è nell’altezza. I “grandi” Dittatori son sempre stati tutti bassi. Soffrono di un complesso d’inferiorità. Dice che nella botte piccola c’è il vino bono, sarà pure così, ma finisce in fretta!

Comunque ce l’aspettavamo, infatti due settimane prima, le truppe inglesi già erano in Sicilia. Mussolini intanto chiedeva spiegazioni ad Hitler, e cominciando a pensare di voler togliere l’Italia dal conflitto, sciogliendo l’alleanza con la Germania. Hitler, una volta saputo questo, viene direttamente a Roma a parlare con Mussolini, che però, messo con le spalle al muro, non ebbe il coraggio di dirgli nulla, Mussolini il Pavido, manco il coraggio di dire quello che pensava aveva. 

Il Re un altro nano da giardino, per cercare di salvare quella faccia da cazzo, ordinò di arrestare Mussolini che poi verrà liberato da Hitler e fonderà il suo “Stato” di traditori della libertà a Salò, tra l’altro detto tra noi, che cazzo di città di merda aveva scelto?! Poteva prendere Como era lì a due passi.

Il giorno stesso dell’arresto di Mussolini, e cioè il 25 luglio, Badoglio diventa primo ministro e dirà alla radio che “l’ Italia sarebbe rimasta accanto ai suoi alleati”, ovvero i tedeschi. Quando poi quell’otto settembre, sempre Badoglio, e sempre alla radio, comunicò che l’Italia era passata con gli angloamericani, i tedeschi… si incazzarono! Dio, come si incazzarono! E quando i tedeschi si incazzano, c’è poco da stare allegri; quelli, anche quando ti parlano d’amore, pare che ti stiano minacciando!

Il Cuor di Leone del re, per non essere d’intralcio, quella notte stessa scappa in esilio a Brindisi. Che poi se l’era scelta pure bellino l’esilio. Mica come quel coglione del Duce. Il re era una nullità, ma almeno aveva gusto.

I Tedeschi in Italia già c’erano, sparsi su tutto il territorio; come se non bastasse ora c’erano anche gli angloamericani, e noi italiani, che avevamo appena ascoltato il messaggio di Badoglio per radio, cominciammo a non capirci più una sega; << ma con chi stiamo noi?>> <> << Con i tedeschi?>> <> << E i fascisti? Che fine hanno fatto?>>

All’interno della trattoria cadde un silenzio totale. Tutti restavano zitti e fermi, a ripetersi ognuno nella propria testa queste domande. Io non solo non sapevo che risposte darmi, ma non sapevo nemmeno quali fossero le domande giuste da fare!

La sensazione che tutti avevamo era quella che un intero paese fosse stato abbandonato, svenduto al miglior offerente; fu quella stessa notte, che in un modo o nell’altro, diventai partigiano. E come si diventava partigiani?

Eh! Non c’erano mica i corsi; né bisognava mandare il curriculum a qualcuno con la speranza di un’assunzione, no; molti lo diventavano per volontà; altri per scelta, per amor di patria, per spirito di aggregazione; altri, per assaporare in bocca il gusto della ribellione; io lo diventai per puro caso. Perché un amico di un amico, parlò di me ad un comandante partigiano e gli dissero: “è laureato in lettere” come se pure all’epoca avere una laurea in lettere fosse servita a qualcosa.

Ad ogni modo accettai, perché volevo far parte di quel movimento, vedere ragazzi e ragazze lottare uniti, per liberare la nostra Patria. Non so se una laurea in lettere serva a qualcosa, però scrivere può servire a non dimenticare.

Perché oggi chiunque vorrebbe tornare al fascismo può anche solo immaginarlo, grazie a chi l’ha combattuto e ha dato la propria vita molti anni prima.

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settembre 2020 usciranno in ordine:
1) Questo è un estratto del mio libro comico sulle storie partigiane che sarà edito Contrabbandiera Editrice e con le illustrazioni del bravissimo Edoardo Rabagliati, livornese DOC.
2) Due nuovi spettacoli.
a) Il mio terzo One Man Show di Stand Up Comedy, scritto ed interpretato da me “Io, Adolf & Mickey Mouse“.
b) Uno Spettacolo a Quattro con Antonio Probo & Andrea Gambassi più una donna perché è Mainstream, dal titolo “A.A.A. cercasi Affetto
3) Una volta a settimana, cosa che già sto facendo, usciranno i miei podcast su SpotifySoundcloud e iTunes!

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