Diario di bordo, data stellare 90 giorni dal mio ultimo esame. Roma. Tema: La Felicità.

Sono 10 minuti che voglio scrivere ma almeno 7 che penso a come iniziare questo pezzo.
Vorrei parlare della felicità, sicché dovrei essere almeno un po’ felice, ma in realtà non lo sono, anzi sono un po’ infelice, ma nemmeno così tanto, mmm non lo so, penso di sentirmi come dovrebbe sentirsi Enrico Berlinguer se vedesse il PD oggi…

Quindi perché scrivere su un tema, così importante, come la felicità in un giorno anonimo e triste?

Per prima cosa: non è triste! la tristezza è un sentimento interessante, oggi mi sento anonimo. Ma perché?
Semplicemente piove e questa cosa mi mette un po’ di piattezza, ma non odio la pioggia, anzi le cose più belle mi sono sempre capitate quando fuori era  brutto tempo. Però oggi mi pare una giornata vuota, una di quelle giornate in cui pensi che la tua vita non abbia senso che hai sbagliato tutto o che fino ad oggi hai preso soltanto botte e pensi che prima o poi cadrai al tappetto e non avrai la forza di rialzarti. Ecco, mi sento un po’ così… Ma non sono triste, anzi sono contento che il tempo sia così, perché come disse Noè: “non può piovere per sempre” o era un film?

Beh, diciamo che posso dire di aver iniziato a scrivere senza dire nulla, potrei fare davvero il politico o l’avvocato!

La felicità che cosa è?

Ho googlato la parola e ho trovato questo:

  1. La compiuta esperienza di ogni appagamento; godereassaporare giorni di f.
  2. Opportunità, convenienza, eccellente riuscita.”la f. di un’espressione”

Soffermiamoci un attimo sul secondo punto. “Opportunità, convenienza, eccellente riuscita”.

La società ci induce a credere che per essere felici:

  • devi essere ricco
  • devi possedere una bella villa con piscina
  • devi avere una bella auto sportiva da almeno 100 k
  • devi avere un corpo scolpito
  • devi sposarti con il partner perfetto
  • devi viaggiare per il mondo

Per carità, sarebbe fantastico avere tutte queste cose.

Ma spesso si tratta solo di ideali irraggiungibili. Cerchiamo costantemente la felicità in queste cose materialistiche senza renderci conto che è questa continua ricerca a renderci infelici e insoddisfatti della vita.

Spesso siamo alla ricerca di un tesoro che non troveremo mai e questo per il semplice fatto che probabilmente lo stiamo cercando nel posto sbagliato. La verità è che il tesoro non sta nell’ottenere quelle cose che la società ci induce a desiderare. Il tesoro è dentro di noi, perché essere felici è una nostra scelta.

Sì, perché puoi essere felice solo se scegli di essere felice, ora. Al contrario, se davvero credi che quelle cose ti renderanno felici, non sarai mai felice, perché stai scegliendo di essere felice in un perfetto ma inesistente futuro, piuttosto che nel presente reale.

Dicono che la felicità sia effimera e che ci sfugga dalle mani quando tentiamo di afferrala. Beh, hanno ragione, perché la felicità non è uno stato permanente, una volta raggiunto il quale non hai più alcuna preoccupazione.

La felicità è fatta di piccoli momentiperché in ognuno di quei piccoli momenti devi scegliere di essere felice.

La società ci ha abituato a credere che la felicità sia il “gran premio finale” che ci spetterà quando avremo vinto la gara e ottenuto tutte quelle cose dell’elenco soprastante.

La verità è che la maggior parte di noi non vincerà mai la gara, mentre quei pochi che ci riusciranno, nello stesso istante in cui taglieranno il traguardo, capiranno che il gran premio finale era soltanto un miraggio e che il loro tempo è ormai agli sgoccioli. Svanita l’illusione, in quel momento saranno assaliti dalla desolazione nel percepire la vacuità della propria esistenza.

Non c’è nessuna gara, né alcun premio finale. Esiste solo un percorso, la nostra vita, e tanti piccoli premi: quei piccoli premi sono semplicemente i momenti in cui scegliamo di essere felici. Ogni qual volta scegliamo di credere alla balla del gran premio finale, scegliamo di rinunciare ad un momento di felicità, quella vera.

Ma quindi se per raggiungere la felicità bisogna sceglierlo, perché spesso siamo infelici?

Semplice, perché l’infelicità fa parte del percorso. Adesso prendiamo in esame il punto 1.
“La compiuta esperienza di ogni appagamento; godereassaporare giorni di f..”

“La tristezza uccide più del morbo” bella frase, non è la mia. Pare sia di un tale che ha una pagina twitter ma non ricordo il nome, un americano che ha studiato all’università della vita. Però ammetto che è figa e descrive perfettamente il punto 1. Bisogna assaporare i giorni felici e godere. Sicché secondo questo punto la felicità è uno stato d’animo? Non sono d’accordo.

Perché? semplice, perché non si è mai felici nella vita, a mio modo di vedere la felicità è la benzina dell’anima. Noi siamo un serbatoio che pian piano consuma felicità e il nostro dovere è riempirci di carburante, ma come per la macchina, il pieno dura solo un’istante, appena riaccendete andrà a calare.

Non pensate sia così? Vi fo un esempio, vi fa male il dente, state male, siete infelici… andate dal dentista, vi cura… siete felici! Pagate, siete di nuovo tristi. Vi arriva lo stipendio e siete felici, dovete pagare le tasse e siete di nuovo infelici… La Juve vince la champions… vi suicidate. Ma almeno dopo trovate la pace! Sperando non ci sia il paradiso, perché altrimenti non avrete pace nemmeno da lassù… Berlinguer e Pertini, secondo voci di corridoio, non la stanno prendendo benissimo.

La felicità arriva sempre solo se prima abbiamo avuto un dispiacere è una bilancia. Oggi è una giornata anonima però grazie a lei ho avuto l’ispirazione di scrivere ste 4 stronzate, ho raggiunto la felicità? non lo so, sicuramente mi sento meno piatto.

Siamo come un domino che insegue la felicità, una volta raggiunta abbiamo finito la corsa. Ma che spettacolo quando corriamo. Questa è mia.

Che cosa mi rende felice?

Quando sono sul palco e la gente ride. Non sono un medico, però mi piace pensare che riempo un po’ il serbatoio delle persone.

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