Da bimbo il mio sogno era quello di fare un viaggio ad Ulan Bator, in Mongolia. Bel posto, davvero. Almeno ho sentito storie, visto foto e documentari che lo dimostrano.
Volevo arrivare ad Ulan Bator, in Transiberiana.
Prendere la Transiberiana dagli Urali e farmi cinque giorni di un fottuto treno, seduto in uno scomparto, sognare una vita mentre scruto il paesaggio che pian piano cambia al di fuori di quel treno e conoscere ragazze dai lineamenti asiatici, mentre il culo mi prudeva ad ogni interscambio tra rotaie.
Arrivare così a destinazione.
Dopo cinque giorni di treno.
Ad Ulan Bator.
In Mongolia.

Ulan Bator è il paese delle aquile, ha degli altipiani e degli spazi immensi e verdi, ti ci perdi dentro, come quando fissi gli occhi di una persona che ami, ti ci perdi e che ti annullano tutti i vuoti. Un posto dove quegli spazi costituivano il Tanto che non è mai Troppo.

Niente a che vedere con il Troppo dell’Occidente insomma.
Ne sarebbe valsa la pena, allora. Veramente.
Ma non avevo soldi per pagarmi il biglietto.
Della Transiberiana.
Con i soldi che avevo guadagnato d’estate, al massimo avrei potuto raggiungere Santa Maria di Castellabate.
In treno.

Ma non Ulan Bator e la Mongolia.
E, quindi le aquile, le ragazze dai lineamenti asiatici, i cinque giorni di treno, le grattate di culo, gli altipiani, gli spazi immensi verdi e il Tanto rimanevano un sogno.

Sono passati degli anni ma il sogno del viaggio ad Ulan Bator è rimasto quasi inalterato.
Dico quasi perché adesso i soldi per raggiungere la Mongolia ce li avrei.
Ma hanno soppresso la Transiberiana, maremma lurida e infingarda. Sapete cosa significa? Che i treni, veramente passano una volta sola.
Ci fu un momento che ebbi i soldi e c’era la Transiberiana, però mi lasciai convincere ad andare a Barcelona.
Barcelona, capite?
Un posto dove di culi ce n’erano anche troppi, ma dove il tutto non era Tanto, ma Troppo.

Certo, potrei andarci comunque ad Ulan Bator, ma sebbene la raggiungessi e potrei vedere le aquile, gli altipiani, gli spazi immensi verdi e il Tanto, non potrei vivere i cinque giorni di viaggio in treno, seduto in uno scomparto, a guardare fuori e a conoscere ragazze dai lineamenti asiatici, mentre il culo mi prude ad ogni interscambio tra rotaie.
Non sarebbe la stessa cosa.

M’hanno buttato giù un altro sogno come hanno buttano giù un vecchio Cinema Jolly, in ossequio a mostri multisala con parcheggi ampissimi e il Pagliaccione del McDonald’ che si mira da cinquecento metri…

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