Il Duello, 12 agosto ’44 è un racconto inventato su un fatto, purtroppo, realmente accaduto: l’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema.
Un racconto volutamente ed ironico che vuole ricordare le vittime di un atto atroce che andrebbe ricordato ogni giorno.

12 agosto del 1944, Sant’Anna di Stazzema.

Mi ritrovavo seduto su un grande pancale di legno, vicino al Bar di Giuseppe, un vecchio che aveva combattuto la Prima Guerra Mondiale.
Lo ricordo come se fosse qui davanti a me.

Occhi grigiastri, barba lunga Garibaldina, capelli bianchi, fini e mossi. In gioventù doveva esser bello, ora ha quasi 60 anni… ma sempre vispo. 

Illustrazione di Edoardo Rabagliati

Giuseppe era il classico oste di Paese, un cantastorie, diceva addirittura di essere stato in trincea con Ungaretti, nel Carso. Sosteneva che era lui a prendergli i racconti e portarli dall’ufficiale per la stampa. 

A noi c’era sempre sembrato un chiacchierone, ma simpatico. Giuseppe era un buono, sempre pronto ad aiutare il prossimo, se non avevi soldi lui diceva che glieli portavi la volta dopo, ed era così; nessuno ha mai “sgarrato”. 

Anzi, uno ci fu.

Era un ufficiale tedesco, era il 14 giugno del ‘44. Arrivò con un paio di commilitoni, l’ufficiale faceva paura, alto, grosso, spalle larghe, occhi di ghiaccio, pareva un gladiatore, aveva due bicipiti più grossi del mio petto, si gira verso il bancone e ordina, senza nemmeno guardare in faccia l’oste: “Bira” ma con una vocina da eunuco. Giuseppe rimane di ghiaccio, non fa una piega, chiunque avrebbe riso guardando quell’uomo tanto grosso con una vocina così esile. Tra l’altro Giuseppe ha sempre odiato la birra diceva: “Brucia la gola, meglio i vino!”

Beppe lo guardò con aria fiera e disse: “NO. Ich habe nur Wein!” ma imitando l’ufficiale tedesco.

Il Tedesco, preso in contropiede da quel vecchio barbuto iniziò a ridere. Noi tutti zitti, Giuseppe continuò a guardarlo fisso.

Non ha mai sopportato i tedeschi. Li ha sempre ritenuti un popolo debole, senza idee, senza arte. “Si lasciano comandare come delle marionette” ripeteva sempre. 

Scoppiammo tutti a ridere, una cosa meravigliosa. Sembrava una pellicola di Charlie Chaplin. Sembrava di vedere Garibaldi che prendeva per il culo il Re. Uguale.

Il tedesco iniziò ad urlare, ma con quella vocina, era una cosa tanto dolce e per dirlo di un tedesco, immaginatevi la situazione.

I tedeschi però si sa, non è gente a cui piace scherzare. Hitler diceva di apprezzare Chaplin, ma penso perché non capiva che lo stesse prendendo in giro. L’ufficialino, invece aveva capito che lo prendevamo per il culo. Il Gasbarroni che stava di fianco a me iniziò a fargli il verso. Faceva morire dal ridere.

– “Mani alte!” disse l’ufficiale.
– “Tu conoscere tedesco?!” chiese l’ufficiale al Gasbarroni che era lì accanto!
– “YAH!” urlò il Gasbarroni.
– “gut!” rispose il tedesco.
– “Sag nicht mehr zu lachen!” (dica di non ridere più!) pronunciò il tedesco.
– “meglio fava che finocchio!” con la vocina dell’ufficiale. 

Noi scoppiamo a ridere, ma forte! Pure i commilitoni tedeschi iniziarono a ridere!

Il tedesco capì che lo stavamo prendendo per i fondelli e ordinò ai suoi di fucilarci.

Ad un tratto, Giuseppe urlò: “Ma anche no! – e mentre urlava – le maiale delle vostre mamme!” iniziò a sparare, partendo dall’ufficiale che morì sul colpo, un tedeschino picchiò col ginocchio nello spigolo del tavolino, che detta tra noi provoca più bestemmie di una pallottola nel petto. 

Gli altri due li picchiammo a morte, un avevo mai visto uccidere qualcuno, lo so… me ne vergogno un po’, vivevo al tempo della seconda guerra mondiale e ancora non avevo visto morire nessuno, è un po’ come vivere in bordello e la sera uscire con gli amici sperando di scopare ai funerali. Non è tanto la difficoltà di scopare, ma trovare qualche giovane ancora calda. Per fortuna ho avuto occasione.
Ad ogni modo, non è bello vedere qualcuno morire, vedi proprio gli occhi spegnersi. 

Subito dopo, nella locanda, c’era un silenzio surreale, come in quei duelli western da cinematografo. Giuseppe si girò verso di noi, e disse: “L’ho detto che la birra brucia lo stomaco. Meglio il VINO.”

Ma ora chi paga? Urlò Gasbarroni, ferito ad una gamba, con la voce da frocio come quella dell’Ufficiale.

“Ripasserà domani!” disse Giuseppe.

Nei giorni seguenti la gente iniziò a raccontare cosa successe alla Locanda, non era un buon segno. Di solito quando la gente va in giro a raccontare di miracoli, qualcuno ne paga le conseguenze. 

Ci sono delle cose che andrebbero tenute tra di noi. Guardate cosa successe a Gesù, era spocchioso e voleva che se ne parlasse e alla fine? ci giocammo pure GC.

Un crocione, proprio.

Infatti la voce di quel “miracolo” arrivò fino ai piani alti tedeschi, e non se ne lavarono le mani. Il 12 agosto 1944 a Sant’Anna di Stazzema, pensavamo che i tedeschi sarebbero arrivati a prendere noi uomini per fucilarci, sicché andammo tutti, tranne vecchi, donne e bambini nei boschi, lì non ci avrebbero trovati sicuro. Invece quei vili bastardi, cani rognosi, andarono a prendere tutte le donne, i vecchi ed i bambini. 

Uccisero 560 persone, di cui 130 bambini, molti di loro nemmeno sapevano camminare. Non vi dico cosa fecero alle donne. Ma come si fa, ad uccidere delle persone disarmate?

Non lo so. A volte non servono tanti discorsi, e non basta nemmeno leggere i numeri, niente. A NIENTE servono queste cose. 

Provo a immaginarmi quei bambini che piangevano, con quegli occhi innocenti di chi non ha ancora visto il Mondo, ma solo vissuto quel mondo. Di una giovane mamma che chiude gli occhi al suo bimbo, sapendo che sarà l’ultima cosa che vedrà. Un vecchio che prova a pensare positivo, magari qualche tedesco l’avrà anche ucciso nella sua vita. 

La cosa terribile, a mio parere, non è il dopo. Ma il prima e non parlo delle urla, ma dell’attimo di silenzio che intercorre tra lo sparo e la morte. Ecco, come quando premi l’interruttore della luce, quell’attimo che passa dal buio alla luce e viceversa. Come ho detto prima, gli occhi si spengono. L’anima va via. Addio.

A distanza di 70 anni, se ci penso ancora, oggi con il senno di poi… Penso che il conto, purtroppo arrivò.
Quella cazzo di birra poteva pure dargliela, Giuseppe.

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